DOMINUS JESUS: CARD. RATZINGER, L’IDEOLOGIA DEL DIALOGO E L’APPELLO ALLA CONVERSIONE

“La stima e il rispetto verso le religioni del mondo, così come per le culture che hanno portato un obiettivo arricchimento alla promozione della dignità dell’uomo e allo sviluppo della civiltà, non diminuisce l’originalità e l’unicità della rivelazione di Gesù Cristo e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa: ‘la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è la via, la verità e la vita in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a se stesso tutte le cose'”. Citando un passo della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, il card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha così sintetizzato “il motivo della convinzione che ritiene che la pienezza, universalità e compimento della rivelazione di Dio sono presenti soltanto nella fede cristiana”. Precisazione necessaria nel presentare alla stampa la Dichiarazione “Dominus Iesus” che interviene a far chiarezza “nel vivace dibattito contemporaneo sul rapporto tra il cristianesimo e le altre religioni” dove, ha segnalato il cardinale, si “fa sempre più strada l’idea che tutte le religioni siano per i loro seguaci vie ugualmente valide di salvezza”. Dibattito sempre più segnato dal “relativismo” che intacca lo stesso concetto di dialogo così come inteso dal Concilio Vaticano II: “Il dialogo, o meglio, l’ideologia del dialogo – ha spiegato il cardinale – , si sostituisce alla missione e all’urgenza dell’appello alla conversione: il dialogo non è più la via per scoprire la verità”. In un “pensiero relativista – ha messo ancora in evidenza – dialogo significa porre sullo stesso piano la propria posizione e quella degli altri, cosicché tutto si riduce ad uno scambio tra posizioni fondamentalmente paritetiche e perciò tra loro relative”. “Il dissolvimento della cristologia e quindi dell’ecclesiologia, ad essa subordinata, ma con essa inscindibilmente collegata, diventa la conclusione logica di tale filosofia relativista, che paradossalmente si ritrova sia alla base del pensiero post- metafisico dell’Occidente sia della teologia negativa dell’Asia”. “Il risultato – ha sottolineato – è che la figura di Cristo perde il suo carattere di unicità e di universalità salvifica”. “” “”