“Un trenta per cento di italiani oggi non crede più che il matrimonio sia il luogo di espressione della maschilità e femminilità e si registra un progressivo allontanarsi non solo dal progetto cristiano di famiglia, ma anche da quello insito nel diritto naturale”: lo ha detto al Sir don Piero Amenta, giudice al Tribunale ecclesiastico di Roma, a margine dei lavori del XXXII congresso nazionale di diritto canonico che si chiude oggi nella capitale. Alla tavola rotonda conclusiva si è parlato delle prospettive giuridiche e canonistiche per le situazioni matrimoniali irregolari e per le famiglie in crisi o separate. Raffaele Cananzi, sottosegretario alla presidenza del consiglio, ha riferito dell’istituto sull’affidamento congiunto dei minori che si sta discutendo in parlamento; con esso si dovrebbe superare il ruolo passivo e di puro sostegno economico riservato finora al genitore non affidatario (di norma il padre). Luisa Santolini, presidente del Forum delle Famiglie, ha ricordato che circa 56 mila bambini all’anno sono coinvolti da divorzi e separazioni. Di fronte a questa realtà è urgente – ha detto – che “gli sposi cristiani non siano più anonimi, ma escano allo scoperto proponendo il modello di famiglia cristiana che si cerca di affossare”. Secondo mons. Eduardo Davino, vescovo di Palestrina, si deve rispondere al “progetto subdolo” di attacco alla famiglia “con un laicato più convinto del valore e serietà del matrimonio cristiano, con i teologi chiamati a riflettere più coraggiosamente sui punti teologici più delicati (validità sacramentale dei matrimoni), con i giuristi canonici che dovrebbero andare più a fondo nella ricerca di canoni a volte dimenticati per venire incontro alle mutate necessità della famiglia”.