SIERRA LEONE: MISSIONARI RAPITI, I SAVERIANI SPERANO IN UN RAPIDO RILASCIO

“Speriamo che il rapimento si svolga come le altre volte, con la liberazione degli ostaggi. Spesso i combattenti rapiscono i missionari per far parlare di sé a livello internazionale, ma le incognite sono molte”. E’ l’auspicio espresso da padre Angelo Ulian, segretario generale dei saveriani, a proposito dei tre missionari italiani (i padri saveriani Franco Manganello e Vittorio Mosele (che era già stato rapito lo scorso anno) e il volontario laico Giuseppe Giacomello), rapiti due giorni fa dai ribelli del Ruf (Fronte unito rivoluzionario) mentre fuggivano dalla Sierra Leone verso la Guinea. I due padri saveriani erano da anni in Sierra Leone, nella parrocchia di Kambia, ma negli ultimi tempi si erano spostati nel villaggio di Pamlap, al confine con la Guinea-Conakry, per aiutare i profughi sierraleonesi. “Sono tornati in Italia l’anno scorso dopo aver subito un altro rapimento – racconta padre Ulian -. Abbiamo fatto una battaglia per convincerli a restare, ma hanno deciso di ripartire lo stesso. In quella zona di confine facevano anche opera di mediazione tra le diverse fazioni, per cui conoscevano personalmente i combattenti. Speriamo per il meglio ma gli interrogativi sono tanti: in quale gruppo sono capitati? Spesso succede che tra i combattenti circoli la droga”. Ora la curia saveriana segue attentamente l’evolversi della situazione attraverso il responsabile locale, padre Antonio Guiotto, e in collaborazione con l’unità di crisi della Farnesina. Attualmente i saveriani in Sierra Leone sono 25, in 7 diverse località.