“Davanti al potere di cui dispone la scienza, l’uomo subisce una nuova tentazione: quella di manipolare la natura, non più con i cannoni o le testate atomiche, ma con gli strumenti dei suoi laboratori”. La preoccupazione è di padre Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona, ed è espressa nel documento dedicato alla chiusura dell’anno giubilare dal titolo “Risonanze pastorali e meditative del Grande Giubileo del 2000”. Secondo padre Carraro, il progresso oggi “può essere a favore dell’uomo o contro l’uomo. Basti pensare – scrive il vescovo – agli interventi resi possibili alla scienza al momento sorgivo della vita umana, cioè basti pensare all’ingegneria genetica, oppure al momento terminale della vita stessa, quando la scienza può operare dei miracoli di sopravvivenza; e di questo siamo immensamente grati a Dio e agli scienziati”. Ma può anche accadere che la scienza “venga usata per la ‘dolce morte'”. Da qui l’appello del vescovo a non cedere alla tentazione di manipolare la natura. Nel documento, padre Carraro individua un’altra “divinità contro la quale è stato lanciato l’allarme dal magistero della Chiesa anche durante il Giubile”: il profitto. “Tutto, oggi – scrive il vescovo – viene visto sotto l’ottica del profitto che innesca la logica del più forte, della concorrenza spietata, schiacciando coloro che economicamente sono più deboli e i poveri. Al profitto è legato indissolubilmente il consumismo, di cui è simbolo eloquente è lo spreco di danaro per cose inutili, il consumo dei cibi e delle bevande da parte dei popoli ricchi che, come afferma S. Paolo, ‘hanno come dio il ventre'”. “A questo punto – conclude padre Carraro – mi esce dal cuore un appello alla coscienza di tutti gli uomini di buona volontà per una forte e continua reazione a quelle perverse realtà che degradano la persona umana e sono soprattutto la droga, la pedofilia e la prostituzione”.