“La scelta medica non può essere semplicemente tecnica, basata solo sulle conoscenze scientifiche: deve essere sempre una scelta etica, cioè non incondizionata o ingiustificata”. Lo ha ribadito mons. Elio Sgreccia, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, intervenendo oggi all’incontro sul tema “Il medico tra scienza e coscienza”, organizzato dall’ateneo cattolico in occasione della pubblicazione del volume di Ivan Cavicchi, docente di sociologia sanitaria all’Università “La Sapienza” di Roma e direttore di Farmindustria, dal titolo “La medicina come scelta”. Secondo Sgreccia, quindi, “Il medico è responsabile della persona del paziente, che è per lui un partner necessario, e nella polarità tra medico e malato deve mobilitare tutte le sue forze interiori, per andare oltre il dato empirico”. In questa prospettiva, allora, “la scelta del medico è etica non quando è incondizionata, ma quando assume i dati scientifici, li fa propri e li determina nella loro azione”. Sgreccia, in particolare, ha auspicato che i futuri medici adottino “una metodologia che renda l’atto del medico una scelta informata e nello stesso tempo di validità etica”. In particolare, Sgreccia ha suggerito il metodo dell’integrazione “circolare”, in grado “non solo di mettere una disciplina accanto all’altra, ma di rendere ciascuna disciplina aperta ad accogliere il dato dell’altra sullo stesso oggetto”, ed una integrazione “triangolare”, che sappia “mettere in rapporto il dato scientifico con quello etico” attraverso “un salto in una realtà, quella della persona umana, che non è sullo stesso piano”. Il medico del futuro, ha concluso Sgreccia, “dovrebbe essere capace di fare questa duplice integrazione: di comporre la verità scientifica con quella antropologica, per rendere poi il medico capace di fare le sue scelte sul piano etico”. ” “” “