Il primo dovere del vescovo “è di evangelizzare gli uomini, cioè di cristianizzarli, di far loro conoscere ed amare Cristo, unica verità che salva e libera da ogni schiavitù di errore, di menzogna e di male”. Lo ha detto il card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, citando le parole che il card. Giovanni Colombo gli disse il giorno della sua ordinazione episcopale, 25 anni fa. Nell’omelia pronunciata ieri proprio in occasione del suo 50° di sacerdozio e 25° di ordinazione episcopale, Biffi ha ricordato altri passi dell’omelia di Colombo, che ha definito ancora attuale: “Questo dovere del vescovo – diceva il cardinale, allora arcivescovo di Milano – è reso ancora più urgente dalla drammatica condizione dell’attuale società. Le verità e le certezze sono scomparsi. I principi morali, ancorati nella struttura stessa della natura umana, sono disconosciuti. I valori trascendenti sono rifiutati. Va affermandosi una cultura radicata in quel secolarismo che pretende di trovare tutta la spiegazione del mondo nel mondo, tutta la spiegazione della storia nella storia, tutta la spiegazione dell’uomo nell’uomo…”. Tutto ciò comporta che il vescovo “non potrà presentare la verità che salva come una opinione tra le altre, ma come una scelta obbligatoria e impegnativa per chiunque vuole salvarsi. Conseguentemente dovrà dichiarare erronee e incomplete le opinioni incomponibili con essa”. Anche se, ha concluso Biffi citando Colombo, tale “imprescindibile atteggiamento” del vescovo “provocherà fatalmente la reazione irosa di quanti preferiscono la provvisorietà delle proprie opinioni e dei propri piaceri al vincolo liberante e salvante della verità e della virtù”, il successore di Pietro “non temerà minacce, non cederà a lusinghe, non mendicherà consensi”. ” “” “