BETLEMME: IL CARD. ETCHEGARAY CHIUDE IL GIUBILEO E INCONTRA YASSER ARAFAT

La pace “non dipende solo da un processo diplomatico, deriva da una conversione degli spiriti e dei cuori, si fonda sulla dignità di ogni uomo, senza discriminazione e fastidi, fin nella libera circolazione in campo sociale e professionale. Se la giustizia e la verità non sono uguali per tutti, non sono giustizia e verità per nessuno”. Lo ha detto il card. Roger Etchegaray, presidente del Comitato del Grande Giubileo dell’anno 2000, nell’omelia pronunciata questa mattina nella chiesa parrocchiale di Santa Caterina a Betlemme, presiedendo la Santa Messa di chiusura del Giubileo in Terra Santa. Sempre questa mattina, il cardinale ha incontrato il presidente dell’Anp, Yasser Arafat. Inviato speciale del Santo Padre per la Giornata mondiale della pace in Terra Santa, il card. Etchegaray ha indicato nella “riconciliazione” e nella “speranza” le due vie da percorrere per la ricostruzione della pace in Medio Oriente. “Siete testimoni – ha detto – di scene atroci che sono la prova di esistenze indurite dalla disperazione e dalla vendetta. Avete trascorso notti da incubo e molte delle vostre case sono state distrutte. Non vi è vera e duratura riconciliazione senza misurare la profondità del male e il prezzo del perdono. Qui soprattutto la riconciliazione è senza misura e senza prezzo”. Anche la speranza richiede “coraggio” perché “oggi la speranza è messa qui a dura prova, fino alla prova della paura”. “Di fronte alla disperazione dai mille volti e dalle mille maschere – ha aggiunto Etchegaray – dobbiamo sperare oltre ogni speranza da buoni figli di Abramo. Se vi è un luogo dove deve essere decretato lo stato di speranza è proprio Betlemme. Siate la speranza di coloro che hanno perduto il gusto di vivere, il gusto di vivere insieme”.