In materia di immigrazione, la “cultura dell’accoglienza” non deve cedere “all’indifferentismo circa i valori”, ma neanche tradursi in “ingiusti divieti” pronunciati nei confronti delle identità culturali degli altri. Si può sintetizzare così la posizione assunta dal card. Camillo Ruini, presidente della Cei, sulle migrazioni in atto nel nostro Paese. Aprendo oggi i lavori del Consiglio permanente della Cei, in svolgimento a Roma fino al 25 gennaio, Ruini ha citato il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace, in cui Giovanni Paolo II “ha riaffermato sia il valore e la funzione delle varie identità culturali e nazionali sia l’unità e la continuità della famiglia umana”, sollecitata a “comporre” l’unità con le diversità percorrendo la via “del rispetto reciproco e del dialogo tra le culture, che non devono né concepirsi come autosufficienti ed antagoniste né cedere ad una rischiosa omologazione”. Riguardo al fenomeno dell’immigrazione, ha ricordato il presidente dei vescovi, il Papa invita a sviluppare “una cultura dell’accoglienza, che non ceda però all’indifferentismo circa i valori e che non trascuri l’equilibrio e la ‘fisionomia culturale’ di un determinato territorio”. Ma la “condizione prima perché tale fisionomia possa permanere – ha precisato il presidente della Cei – è la vitalità intrinseca di quella determinata cultura e non l’ingiusto divieto fatto ad altri di proporre le proprie istanze culturali, quando non siano in antitesi con valori etici universali”. Nella sua prolusione, Ruini ha invitato la comunità ecclesiale anche ad un maggior impegno sul versante interreligioso, in cui – sulla scia del recente documento vaticano “Dominus Iesus” – vanno coniugati la presa di coscienza della propria identità religiosa con la disponibilità all’ascolto dell’altro.