L’OTTAVO CONCISTORO, UNA NOTA DEL SIR

Il 21 febbraio 2001 ci sarà l’ottavo concistoro di Giovanni Paolo Il ma anche il primo del Terzo millennio – scrive Silvano Spaccatrosi in una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir – un evento come accade spesso con il Papa, carico di sorprese eppure sempre se stesso. Se è vero che le idee e i programmi hanno bisogno, per diventare storia, di uomini che li sostengano e ne siano testimoni, non è un caso che alla Lettera apostolica “Novo Millennio Ineunte” Karol Wojtyla abbia fatto seguire la più copiosa nomina di cardinali del suo pontificato: ben 37 nuove porpore. Anzi annunciando che renderà noti, il prossimo 21 febbraio, il giorno indicato per il concistoro, anche i due “principi della Chiesa” che aveva creato nel 1998 e tenuti nel segreto del cuore. “Principi della Chiesa: appare anacronistico questo attributo, ora che la Chiesa non ha più il potere materiale e stridente con le nomine “”in pectore””, a cui è costretto lo stesso Pontefice per non mettere in pericolo l’incolumità di chi rischia la vita. Ma il martirio è il segno della chiamata, ogni cardinale lo sa bene. Anche questi nuovi 37 riceveranno una berretta rossa: come il colore del sangue, che promettono di essere pronti a versare per il bene della Chiesa e del popolo di Dio. “”Rossa – dice la formula letta dal Santo Padre – come segno della dignità del cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effusione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa””.” “Non sono soltanto parole rituali. Se il secolo XX ha preteso un pedaggio crudele agli uomini di Chiesa, il XXI, soprattutto in Asia e in Africa, mette a dura prova ancora i testimoni della fede. Ecco dunque una prima connotazione dei nuovi porporati, scelti da ogni luogo della terra per sottolineare l’universalità del cristianesimo: sono tutti uomini veri, sotto quelle vesti rosse merlettate, espressione di una Chiesa pulsante in ogni parte del mondo, schierata sempre con i più deboli, e non conta che siano cattolici, contro il potere dominante.” “Anche questa volta Giovanni Paolo Il li ha scelti in ogni continente. Sette sono italiani, a sottolineare la vitalità di una Chiesa capace di dare ancora molto al cattolicesimo mondiale. Alcuni al servizio della Curia e dunque stretti collaboratori dello stesso Pontefice: come Giovanni Battista Re, Agostino Cacciavillan, Sergio Sebastiani, Crescenzio Sepe – a cui si deve il successo organizzativo del Giubileo – e Mario Francesco Pompedda. Ma c’è anche l’arcivescovo di Torino, Severino Poletto e il gesuita padre Roberto Tucci, che per 22 anni è stato l’insostituibile nume tutelare dei viaggi pontifici in ogni parte del mondo.” “Altri due gesuiti entrano nel Sacro Collegio: l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio e Avery Dulles, professore emerito nella Fordham University dì New York. Suo padre, Foster, di confessione protestante, era stato segretario di Stato di Eisenhower. Ricevono con lui la berretta anche gli arcivescovi di New York e Washington, di molte diocesi europee e latino-americane – ben 11 i cardinali provenienti da quell’area geografica – dell’Africa e dell’Asia, tra cui il vietnamita Nguyen Van Thuan, presidente dei Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Ultima curiosità: diventa cardinale anche un egiziano copto, il Patriarca dì Alessandria Stéphanos Il Ghattas. Complessivamente il Sacro Collegio comprenderà ora 178 porporati, mentre quelli che alla data del concistoro avranno diritto di partecipare al conclave – non dovranno cioè aver superato gli 80 anni – saranno 128, otto in più del numero stabilito da Paolo VI.” “Ormai quasi tutti i cardinali viventi sono stati creati da Giovanni Paolo II: su 178, ben 154. Anche per il nuovo millennio rimane fermo il suo mandato: aprire le porte a Cristo, in ogni angolo della terra. Sulle loro spalle una Chiesa carica di duemila anni ma proiettata con fermezza e decisione verso il futuro, sia pure denso di incognite.” “
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