La Chiesa in Italia non si lascia intrappolare in una campagna elettorale irta di polemiche, nello stesso tempo troppo lunga e troppo corta di respiro, né indulge ad una “sindrome di stanchezza e di rassegnazione” di fronte alla società complessa. ” “Molto semplicemente accetta senza riserve la prospettiva del dopo-Giubileo, l’invito di Giovanni Paolo II ad uscire in mare aperto. E’ forse questa l’indicazione più evidente del Consiglio Permanente della Cei e in prospettiva degli Orientamenti pastorali per il decennio che si è appena aperto, di cui lo stesso Consiglio permanente approverà una prima bozza.” “Il cardinal Ruini la completa con tre indicazioni. Una è di contesto. In rapporto all’Europa ed alle scelte legislative in campo etico, senza attenuare per nulla l’impegno per la costruzione europea, “non dobbiamo avere remore o timori nell’affermare quei valori che sono particolarmente radicati nel nostro Paese”.” “Ruini è ben consapevole che tuttavia anche in Italia nulla è scontato, anzi. ” “Di qui viene la seconda indicazione, di terreno. Si parte dalla denuncia che “i limiti della nostra attuale cultura pubblica finiscano per incidere negativamente sulle coscienze delle persone, che da essa non possono prescindere per esprimere compiutamente se stesse”. Di fronte ai codici ed agli interessi del sistema della comunicazione e del consumo globale ritorna così l’indicazione realistica del cattolicesimo. E Ruini rilancia “la sfida di radicare più autenticamente la ‘cultura pubblica’ nelle effettive esperienze, attese e preoccupazioni della gente, dando così alla stessa ‘cultura pubblica’ nuova vitalità e attendibilità”. Certo non è facile per nulla: è l’esigenza e sono i primi passi del “progetto culturale”.” “Di qui la terza indicazione, di impegno nell’ordinarietà, nel quotidiano. L’Anno Santo, ha rilevato Ruini, ma lo hanno toccato con mano milioni di persone, ha fatto intravedere una nuova domanda, nuovi spazi di presenza e di incidenza, in particolare per le Chiese particolari, ciascuna “con le sue peculiari risorse, fisionomia e capacità di iniziativa”. Di qui la necessità di “allargare il respiro della pastorale ordinaria”, mettendola maggiormente in contatto con “la vita reale della nostra gente e i vari ambiti in cui questa si svolge, dalla famiglia alle attività lavorative e professionali, alla scuola e ai problemi della salute”.” “Un programma ha bisogno di gambe per diventare vita. Riuscire il dopo-Giubileo dipenderà dalla chiarezza degli intenti e insieme dalla capacità di impegno, ma anche di dialogo, di ascolto, di coinvolgimento, di tutti i cattolici e di tutte le comunità che fanno così viva e così peculiare la Chiesa in Italia.” “” “” “