SCUOLA: AIMC, “NO” AL SETTE IN CONDOTTA

Quella del “sette in condotta” è “una strana nostalgia che diventa motivo di forte preoccupazione se riproposta come possibile argine ad una sorta di deriva della scuola”. A farlo notare è l’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), secondo cui di fronte a “situazioni complesse”, come quella della scuola, “si additano soluzioni che sono solo pannicelli caldi”. Per l’Aimc, invece, è “l’educazione all’alterità” la “via maestra per disinnescare aggressività, individualismo esasperato, atteggiamenti desiderosi solo di azionare le leve della provocazione”; una via che però non si percorre attraverso “azioni che di fatto respingono, bollano, chiudono il dialogo”. Ecco perché, si legge in una nota, l’Aimc, pur “non negando i processi che nelle aule si registrano, ripropone la via dell’accoglienza, del voler comprendere, dell’attrezzarsi come istituzione per essere veramente liberante le migliori potenzialità di ciascuno”. Ma la scuola, avverte l’Aimc, non è che lo “specchio della società”, e “la violenza è clima che respiriamo nelle strade, nei luoghi di lavoro, fra coloro che si dicono amici e si radica nelle forme più subdole perfino fra le pareti domestiche”. Di qui la necessità, conclude la nota, “che gli adulti smettano di giocare a rimbalzarsi responsabilità e nei diversi ambienti – politico, ecclesiale, familiare, scolastico, massmediatico – siano innanzitutto esemplari, rinnegando logiche di profitto, di arrivismo, di gretto mercato, di egoismo e narcisismo e, con un guizzo di responsabilità, si aiutino a guardare ai ragazzi ed ai giovani come investimento di futuro”.