CASO MARSIGLIA: FASANI (SETTIMANALE DI VERONA), “CITTÀ FERITA DALLA TRASMISSIONE DI SANTORO”

“Verona, con le sue ferite, fa appello oggi ai suoi politici. Il rispetto di una città non si difende per schieramento politico, ma per amore della verità. Chi a suo tempo fu cantore di Marsiglia, non può ridursi oggi a fare lo sciuscià di partito, ignorando la dignità ferita dei veronesi”. Con queste parole il direttore del settimanale diocesano “Verona Fedele”, don Bruno Fasani, commenta in un editoriale la puntata di “Sciuscià” andata ieri sera in onda su Raidue e dedicata a Verona e al caso Marsiglia, il professore di religione cattolica, attualmente in Uruguay, che avrebbe raccontato di un’aggressione da parte di estremisti di destra, da lui stesso successivamente smentita. “Con quale spirito Santoro avesse marciato su Verona – ricorda Fasani – lo si era capito da subito, già al tempo dei fatti. Sulla città c’era stato un investimento senza risparmio. Un fiume di denaro pubblico, a supporto di inviati, strutture mobili, trasmissioni in diretta, per una macchina da guerra gigantesca, in cerca del colpo gobbo. Il tema da svolgere era già noto, confezionato a tavolino come i temi della maturità”. Archiviato il caso di cronaca, sono rimasti sul campo “soltanto gli amici di Sciuscià” e “il risultato di tanto impegno – aggiunge Fasani – l’abbiamo visto martedì sera”. “Per Verona però – commenta il direttore – stavolta non c’erano di mezzo titoli di studio. La menzogna che le si attribuiva era più profonda e pericolosa, di tipo esistenziale, come se la città vivesse nei miasmi dell’intolleranza razzista e di un clericalismo ottuso, che fa sconti alla coscienza ma non ai bilanci. Credo – scrive il giornalista – che nessun veronese onesto si sia riconosciuto nei contorni caricaturali e macchiettistici che Santoro ha voluto riservarci”. Fasani conclude il suo editoriale con un appello alla Rai e a Santoro: “la par condicio non si viola soltanto con gli sbilanciamenti d’orologio, ma ogni volta che la verità informativa cede il passo all’uso politico e strumentale che se ne vuol fare”.