Al di fuori della Chiesa cattolica “non c’è il vuoto ecclesiale. Esistono anzi molti frutti dello Spirito come, ad esempio, la santità e la testimonianza a Cristo, spinta a volte fino all’effusione del sangue, che inducono all’ammirazione e alla gratitudine”. Lo ha detto Giovanni Paolo II rivolgendosi questa mattina ai rappresentanti delle Chiese e comunità ecclesiale, che hanno partecipato nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, alla conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ripercorrendo le più importanti tappe “ecumeniche” dell’anno 2000, il Santo Padre ha ricordato l’apertura a più mani della Porta Santa nella basilica di San Paolo ed ha detto: “Per un tratto – un tratto troppo breve! – abbiamo fatto strada insieme. Quanto è stato incoraggiante quel breve cammino, segno della provvidenza di Dio lungo la via che resta da percorrere”. “Il Giubileo – ha aggiunto Giovanni Paolo II – ha anche richiamato, in modo salutare, la nostra attenzione sulle dolorose separazioni che ancora permangono. Non sarebbe onesto mascherarle o ignorarle. Esse non debbono tuttavia sfociare in rimproveri reciproci o provocare scoraggiamento. Il dolore per le incomprensioni o i malintesi deve essere superato con la preghiera e la penitenza, con gesti d’amore, con la ricerca teologica. Le questioni ancora aperte non devono essere sentite come un ostacolo al dialogo, ma come un invito al confronto franco e caritatevole”. Per il cammino ecumenico futuro, il Papa ha indicato alcune tappe: le chiese dovranno sempre più proseguire nella purificazione della memoria, edificare una spiritualità di comunione; promuovere il dialogo della carità e della verità perché “il superamento delle nostre differenze comporta una seria ricerca teologica”. “Non è tuttavia – ha concluso il Papa – dato a noi di ‘fare l’unità’. Essa è dono del Signore. Dobbiamo dunque pregare, come abbiamo fatto durante questa Settimana, perché ci sia donato lo Spirito dell’unità”.