Bambini sradicati, vulnerabili, con storie difficili alle spalle. Per loro è attivo il pronto intervento infanzia “dove riannodare i fili spezzati dell’identità e progettare il futuro”. Si chiama “Il Girotondo”, ed è una struttura per l’accoglienza temporanea ma “non improvvisata”, come spiegano educatori e responsabili, dei minori allontanati dalla famiglia. In funzione da sei mesi, il servizio è nato dalla cooperativa sociale “La Grande Casa” di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, che oggi ha tracciato un primo bilancio in un convegno dedicato a “Pronto intervento per l’infanzia: emergenza o presa in carico?”. ” “”Al “Girotondo” – hanno dichiarato i responsabili della Cooperativa – da giugno allo scorso dicembre sono stati accolti ad oggi 12 bambini, italiani e stranieri, da 0 a 5 anni. Oggi gli ospiti sono dieci, tre neonati e gli altri fino a quattro anni, da Milano, ma anche dall’hinterland e da altre città, seguiti da educatori e volontari”. “La parola d’ordine è stata creare una comunità -, ha detto la presidente della Grande Casa Liviana Marelli – che esprimesse cura dell’ambiente e della qualità della relazione, non un luogo della provvisorietà. Dove puntare ad un progetto e ad una presa in carico individualizzata. Non un parcheggio, ma un luogo qualificato per ripartire”. Dopo sei mesi “Il Girotondo” si interroga, ora, sul rapporto con la famiglia e sulle modalità di uscita dalla comunità, ma soprattutto sui lunghi tempi di permanenza nel centro di pronto intervento e sulla costruzione di sinergie tra i vari attori: servizi, istituzioni, tribunale, assistenti sociali.” “