Ormai anche le cifre sono eloquenti. Il ministro denuncia i dati sull’analfabetismo di ritorno. Le inchieste fanno emergere i cosiddetti bad boys, i “ragazzi cattivi” esaltati dai cartoni, protagonisti di una micro-violenza “rispettabile” coperta da atteggiamenti omertosi tra la gente “perbene”. Sono solo alcuni aspetti di un deficit che corrode il corpo sociale. Un deficit educativo che ormai emerge in tutta la sua evidenza in una società che pure è quella dell’ipertrofia, della crescita esponenziale, del sistema della comunicazione e del consumo globale. Travolti dalle nozioni, dai messaggi, tutti inesorabilmente rivolti sul presente, giovani e meno giovani risultano come narcotizzati e sempre più soli.” “Nello stesso tempo le cifre delle buste paga e le indagini sociologiche certificano la “proletarizzazione”, degli insegnanti, che tradizionalmente, negli ultimi due secoli, hanno rappresentato il nerbo della catena educativa, che salda le generazioni e permette lo sviluppo sociale. Educatori più poveri, più stanchi e più demotivati non reggono ormai più il passo del rutilante sistema del consumo, l’eterno presente del sistema della comunicazione. Anche i sondaggisti colgono questo senso di disorientamento, per cui gli insegnanti non sanno più per chi votare, anche i politici si accorgono che non si può ragionare oggi sulla riforma della scuola nei termini elaborati negli ormai lontanissimi decenni centrali del secolo scorso. Gli stessi pedagogisti cominciano ad accorgersi che prima delle strutture esiste una questione educativa di fondo.” “Il corto-circuito è ormai evidente, anche se per decenni è stato mascherato dal permanere, ormai inerziale, di quadri di riferimento culturali e di atteggiamenti sociali. Ma i cirenei che hanno portato il peso di andare controcorrente stanno gettando la spugna.” “Non ha alcun senso essere pessimisti o, peggio ancora, retorici. Occorre un sano realismo. Dove c’è un deficit, questo inesorabilmente richiede di essere colmato. Ma come? Il punto sta proprio qui. Come orientare gli investimenti?” “Di fronte all’emergenza la prima cosa da fare è smantellare i pregiudizi che ancora ingombrano di detriti il dibattito e fanno perdere tanto tempo e preziose energie: vecchi pregiudizi statalisti, nuovi pregiudizi market – oreinted, cioè meramente funzionali alle ragioni della produzione e del consumo. Non si può non ripartire dal fondamento umanistico dell’educazione, dentro e fuori la scuola. E’ una sorta di pregiudiziale anti-materialistica, che oggi può sembrare controcorrente, ma su cui molti possono convergere e su cui si può fare un grande investimento e dare all’obiettivo di una rinnovata efficienza anche del sistema formativo, solide radici.” “” “” “