Intervistato dal mensile del gesuiti, “Aggiornamento sociali”, il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, spiega perché nella Carta dei diritti dell’Unione europea manca qualsiasi riferimento alle radici cristiane del continente. “Nella Carta dei diritti non si cita esplicitamente Dio, né la tradizione cristiana – afferma Prodi nell’intervista che sarà pubblicata nel numero di febbraio della rivista – ma è presente il riferimento alla tradizione spirituale e culturale che ha dato origine all’Europa, e il cristianesimo è la principale componente dell’Europa; il cristianesimo è la causa dell’Europa. Esso ha contribuito nella sua stessa multiformità e pluralità interna a far nascere culture diverse. È dal pluralismo del cristianesimo che è sorta l’unità dell’Europa. Non vanno poi certo dimenticate le altre ispirazioni religiose, l’ebraismo e l’Islam che hanno abitato e abitano l’Europa, che ne fanno culturalmente parte a pieno titolo. Ciò che non si può più fare è immaginare di risolvere l’Europa in una definizione di cristianità; ciò che non si deve fare è costruire un’Europa estranea o indifferente all’ispirazione cristiana”. Ad avviso del presidente della Commissione, “riconoscere l’ispirazione cristiana ci consente non solo di considerare le istituzioni cristiane di riferimento ma di proseguire nel dialogo tra l’anima laica dell’Europa e l’anima cristiana. Vi sono questioni importanti che hanno bisogno di un rinnovato confronto tra queste anime vive: la ricomprensione della propria memoria storica; il riconoscimento dell’alterità e della diversità; la convivialità tra le culture; la riconciliazione dell’uomo con l’ambiente; lo sviluppo economico e solidale; l’accrescimento della coscienza responsabile di fronte alle sfide bioetiche”.