CARD. ETCHEGARAY: SULLA PORTA DELLA BASILICA DI SAN PAOLO L’IMPRONTA DI SEI MANI

La Porta di San Paolo Fuori le Mura era stata “aperta da Giovanni Paolo II circa un mese dopo le altre, per permettere che la cerimonia avvenisse simbolicamente ‘a sei mani’, quelle del Papa, quelle del rappresentante del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e quelle del Primate della Comunione Anglicana. Ora che è chiusa, bisogna che questa Porta conservi più delle impronte di quelle mani molteplici ma unite, per un istante, nello stesso e unico servizio a Gesù Cristo”. Parole solenni con le quali il card. Roger Etchegaray ricorda il tratto ecumenico impresso al Giubileo con l’apertura della Porta Santa della Basilica dedicata all’apostolo delle genti, compiuta il 18 gennaio del 2000. Parole che oggi pronuncia, dopo aver accostato i battenti di questa Porta, durante la cerimonia di chiusura celebrata nei primi Vespri dell’Epifania. La Porta di San Paolo Fuori le Mura, evidenzia il cardinale, è il “simbolo di una proiezione della Chiesa verso tutti i Continenti” e la conversione di San Paolo “stimola i cristiani in cerca di unità. Tutto è possibile quando – rileva – sul suo esempio, anche noi ci appoggiamo solo su Cristo. Perché tutto è possibile quando la nostra conversione, rinnovata dalla grazia giubilare, è così radicale che anche noi siamo conquistati da Cristo, che diventa sempre più la nostra sola ragione di vivere. Allora, solo allora, l’ecumenismo troverà il vero cammino e raggiungerà la meta finale”.” “Fin dalle sue origini, ricorda il presidente del Comitato del Grande Giubileo dell’Anno 2000, “la Chiesa non ha cessato, su ordine del suo divino fondatore, di far arretrare le sue frontiere visibili. Ma ecco che oggi la Chiesa deve anche accamparsi dentro le mura per essere un segno vivente per coloro che sono lontani non solo geograficamente ma pure culturalmente. Il rinnovamento ecclesiale iniziato con il Giubileo deve andare fino ad accogliere le generazioni montanti, così diverse, così imprevedibili, per aiutare le nostre comunità parrocchiali e religiose ad assumere tutto ciò che può essere portatore di ringiovanimento evangelico. San Benedetto – osserva il porporato – non ha fatto diversamente con i suoi monaci all’alba dell’Europa”.” “”La porta ora è chiusa – ripete il cardinale – : non dobbiamo cercare di vedere attraverso i buchi della serratura ma attraverso la Porta sempre aperta, e più largamente che mai, che è il Cristo Vivente”. Cristo, spiega, “ci chiama a vivere l’oggi di Dio nell’oggi del mondo”. “Spirito creatore – invoca a conclusione dell’omelia -, ecco la mia porta è spalancata. Spirito di Dio entra, non ho paura delle correnti d’aria!”. ” “