“Un frullato di banalità e di piattume, di luoghi comuni e, ogni tanto, di volgarità o di grossolane cadute di tono”. Così Daniele La Barbera, docente di psicologia all’Università di Palermo, definisce il programma “Il Grande fratello”, campione di ascolti nella stagione televisiva che si è appena conclusa. Nel primo numero di “Famiglia oggi” del 2001, La Barbera osserva che nel citato programma non c’è stato “quasi mai uno slancio ideale, un pensiero evoluto, un riferimento colto o intrigante. Eppure la tentazione estrema di spiare per tre mesi questi ragazzi, forse troppo comuni, ha avuto la meglio su tutto”. Questo perché, spiega lo psicologo, “ancora per una volta la tv ha invaso (con la nostra compiacenza) il nostro spazio privato domestico, fagocitando la nostra intimità ha centrato la nostra attenzione sull’intimità di altri, illustri sconosciuti che non avrebbero altrimenti alcuna speranza o possibilità di sostituire parte della nostra vita privata e delle nostre relazioni con le loro”. Per l’autore dell’articolo, “non è solo l’innegabile voyeurismo al quale la tv ci ha ormai abituati a giustificare il grande seguito del Grande fratello; ci viene il dubbio che lo scambio tra la nostra intimità, potenzialmente vera, e quella degli altri che la televisione ci propina possa derivare da una difficoltà a vivere questa dimensione interiore, che ci appartiene”. In altre parole, è la nostra “solitudine interiore” che, “pur vivendo in mezzo a tantissima gente, ci rende più teledipendenti da situazioni come quelle della casa-bunker, dove si mimano rapporti umani autentici, situazioni di gruppo, chiacchiere amichevoli e la vita quotidiana viene scandita e radiografata momento per momento”. La Barbera chiude con un consiglio: “Forse faremmo meglio a guardare un po’ meno la televisione e un po’ di più dentro noi stessi”. ” “” “