STADI: NON SI RISPONDE AI TEPPISTI CON LO STESSO LINGUAGGIO

Pubblichiamo un commento di Alberto Campoleoni, giornalista di L’Eco di Bergamo e collaboratore Sir sulla risposta dell’allenatore del Brescia agli insulti di alcuni tifosi dell’Atalanta, al termine della partita di ieri – Fuori misura. Così è stata, ieri, la reazione di Carletto Mazzone, l’allenatore del Brescia, al gol del pareggio dei suoi contro l’Atalanta. Tutti l’hanno visto in televisione, il decano degli allenatori di serie A, correre come un centometrista fin sotto la curva degli avversari, gesticolare e insultare quegli stessi tifosi che peraltro, fino a poco prima avevano fatto lo stesso. Mazzone ha spiegato che non ne poteva più, che gli insulti logorano chi li prende e ha accusato di razzismo chi aveva di fronte, al di là della rete.
Parole pesanti, probabilmente esagerate dalla tensione ma, in sostanza, niente di nuovo. Ogni domenica negli stadi si vede e si sente di tutto. Gli insulti e i cori razzisti sembrano un dazio inevitabile per 90 minuti di calcio. Insieme a una buona dose di violenze non solo verbali. Il problema è, però, che contro questi atteggiamenti e gesti si cerca di combattere. Con le regole e soprattutto – si dovrebbe – con l’esempio, che ha una grande forza educativa. Non solo nei confronti di quelli che frequentano le curve, ma dei tantissimi, molti di più e molti giovanissimi, che guardano agli stadi e al mondo del calcio come riferimenti importanti, nonostante tutto. E in questo caso il signor Mazzone avrebbe dovuto, da professionista qual è, ricordarsi il proprio ruolo e le responsabilità, che non sono solo quelle di far vincere o meno i suoi ragazzi. Scendere al livello dei teppisti non fa bene a nessuno. Farlo davanti al mondo, in tv, peggiora le cose. E le “rivendicazioni” del dopo-partita, con le accuse generiche di razzismo, sono un altro inciampo, che attizza polemiche a non finire.