SINODO DEI VESCOVI: “NO” A CONFLITTI TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Dopo gli attentati terroristici di New York e Washington, “tutta l’umanità è tentata di operare una divisione ancora più profonda tra l’Oriente e l’Occidente, di mettere ancora di più a confronto il mondo cosiddetto musulmano e quello cristiano”. Il grido di allarme viene da mons. Jan Pawel Lenga, vescovo di Karaganda, in Kazakhstan, intervenuto oggi alla sedicesima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano fino al 27 ottobre. E di “una campagna sistematica di islamizzazione e arabizzazione dei popoli non arabi e non musulmani” ha parlato mons. Erkolano Lodu Tombe, vescovo di Yei, in Sudan, che descrivendo la situazione del suo Paese ha usato termini come “persecuzione religiosa” e “persecuzione culturale”, in cui “viene minata costantemente la dignità dei cittadini sudanesi non arabi”. “L’approccio del regime fondamentalista di Khartoum verso i cristiani e verso quei musulmani che non professano quella versione particolare di Islam fondamentalista continua a essere caratterizzato da un programma di islamizzazione”, ha denunciato il vescovo, informando che “il governo effettua frequenti bombardamenti aerei su obiettivi civili, per terrorizzare la popolazione civile”. “Non comprate il petrolio, è petrolio insanguinato, che serve per comprare le armi”, ha aggiunto mons. Tombe, il cui intervento è stato salutato da un “grande applauso” dei suoi confratelli. Ad introdurre nel dibattito episcopale l’insolito tema del diavolo è stato, invece, mons. Paul Khoarai, vescovo di Leribe, in Lesotho, che si è soffermato sul satanismo come fenomeno dilagante nel suo continente:” Viviamo – ha detto il vescovo – nel mondo globale del terrorismo, dell’ateismo, del razzismo, delle guerre genocide, delle atrocità causate dall’odio, della vendetta, dall’ingiustizia e delle malattie incurabili. Il demonio è all’opera giorno e notte per costruire e stabilire il suo dominio nel cuore delle persone”.