NOTA SETTIMANALE – Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Continua, incessante, la preghiera del Papa per la pace. E’ un punto fermo nel dipanarsi di una vicenda politico-militare dai contorni ancora imprevedibili. Ecco allora la preghiera, la riscoperta del rosario, in questo mese di ottobre, secondo l’esplicito invito di Giovanni Paolo II.” “Mentre continuano a scorrere le immagini di armi sofisticate, di pietraie desolate e di bacilli mortali, la preghiera dà voce, qui, in Italia, ma ovunque nel mondo, alla gente “normale”, ai cristiani semplici, alle comunità, agli uomini ed alle donne di buona volontà. Certamente non è un modo per estraniarsi, o per delegare. Non è quel ruolo consolatorio o lenitivo della religione che sembra fare capolino da alcune inchieste sociologiche. E’ una voce indispensabile nell’attuale momento.” “E’ certo che l’11 settembre è finita una certa concezione della globalizzazione affidata ai meccanismi di auto-regolazione del mercato: liberalizzare e fare cadere le barriere – recitava la dottrina dominante nel passaggio di secolo – avrebbe portato – almeno in prospettiva – prosperità per tutti.” “Questa certezza a propulsione finanziaria sembra oggi tanto lontana: ritorna la politica, ritorna la cultura, ritornano le identità, ritorna il dato religioso.” “In molti contesti, lontani anche se collegabili con l’area di crisi militare, dalla Nigeria all’Indonesia, la miscela rischia di essere esplosiva. E rischiano di farne le spese le popolazioni cristiane. La semplificazione, la scorciatoia del conflitto di civiltà sulla base di fratture religiose (che ha il nome vecchio e sempre attuale di guerra santa) rappresenta oggi più che mai un pericolo incombente, una tentazione per tante situazioni di tensione.” “Non esistono risposte semplici a questioni complesse. E’ su questi sentieri che ci si deve muovere per costruire veramente la pace, per dare risposte di pace ad una situazione di guerra che è comunque periodizzante, anche se restasse, come tutti si augurano, il più possibile circoscritta nello spazio e nella durata.” “Certo la parola pace ha un significato ben diverso qui, in Italia, in Europa, e nei grandi paesi dell’Asia e dell’Africa. Ma una cosa è sicura: anche per noi, come dimostra la stessa recente marcia Perugia-Assisi, affermare il valore della pace non significa semplicemente porsi “contro”, oppure astenersi dal prendere posizione, ma impegnarsi concretamente per crearne le condizioni, tanto a livello internazionale, che nell’opinione pubblica interna. Si tratta di un esercizio rigoroso: puntare all’essenziale e per questo riuscire a guardare in avanti.” “La preghiera ne diventa specchio e tracciato, nella ricerca di un nuovo slancio culturale e morale, di orizzonti di speranza.” “” “