Sollecitando le istituzione pubbliche a “passare da una considerazione della famiglia come settore a una visione della famiglia come criterio di misura di tutta l’azione politica”, il Papa afferma che “al bene della famiglia sono correlate tutte le dimensioni della vita umana e sociale: la tutela della vita umana, la cura della salute e dell’ambiente; i piani regolatori delle città, che devo no offre condizioni abitative, servizi e spazi verdi a misura delle famiglie; il sistema scolastico, che deve garantire una pluralità di interventi, di iniziativa sia statale che di altri soggetti sociali, a partire dal diritto di scelta dei genitori; la revisione dei processi lavorativi e dei criteri fiscali, che non possono essere basati solo sulla considerazione dei singoli soggetti, trascurando o, peggio ancora, penalizzando il nucleo familiare”. Oggi, secondo il Pontefice, “esistono le condizioni per una significativa inversione di tendenza” nelle politiche familiari, “a partire da una coerente assunzione del principio di sussidiarietà nei rapporti tra Stato e famiglia e da una forte spina culturale che riporti al centro della stima e dell’attenzione di tutti il valore del matrimonio e della famiglia”. Il “corretto rapporto tra lo Stato e la famiglia”, per il Papa, “si fonda sull’istituto giuridico del matrimonio, che è, e deve restare”, come afferma la Costituzione, “l’elemento di garanzia per il riconoscimento sociale delle famiglie” e “la condizione che permette allo Stato di operare un corretto e necessario discernimento tra la famiglia autentica con i suoi inalienabili diritti e altre forme di convivenza”.