LA MORTE DI MATTEO: MONS. E. TINTI (CARPI), “UNA GRAVE FERITA”

“Perplesso e amareggiato”. Così si dichiara mons. Elio Tinti, vescovo di Carpi, di fronte alla notizia dell’arresto di Paola Mantovani, accusata di aver ucciso, con premeditazione, il figlio Matteo, di 14 anni, affetto da autismo, inscenando, secondo le indagini, una finta rapina.” ” “Appena avvenuta la morte di Matteo il 12 settembre sera – ricorda mons. Tinti – il giorno dopo sono andato a visitare la famiglia e la madre appariva molto addolorata, come anche durante i funerali. Ci sono fotografie che riprendono la madre e il figlio in atteggiamenti molto affettuosi”. “Se è vero che è stata la madre ad uccidere Matteo – prosegue il vescovo, nella cui diocesi si trova Soliera, località dove è avvenuto il fatto – bisognerà capire i motivi e le ragioni che l’hanno portata a un atto così insipiente e innaturale. Atto che rimane comunque sempre un gravissimo delitto. Certo che, per noi credenti, rimane come forza e speranza la preghiera perché chi ha ucciso Matteo capisca il male compiuto, si penta e si converta al Signore e all’amore per la vita sempre e comunque; rimane l’aiutare eventualmente la madre a riscoprire il senso della propria vita e del proprio essere donna, sposa, madre”. Per mons. Tinti si tratta di “una grave ferita al tessuto sociale che deve essere rigenerato e riscattato da un edonismo e da un relativismo morale che purtroppo sta impregnando tanti adulti e tanti giovani”. “Sono campanelli d’allarme – conclude – che debbono fare riflettere quanti hanno responsabilità educative, legislative, formative, compresa la Chiesa”.” “” “