Le sei diocesi della Basilicata sono preoccupate per la situazione socio-economica della regione e, in particolare, per il caso, grave e paradossale, della sospensione del pagamento degli stipendi per circa 200 dipendenti dell'”Ente Irrigazione di Basilicata e Puglia”, con l’obbligo, tuttavia, per gli stessi tecnici e impiegati, di rimanere in servizio. Il caso è indicativo della gravità della situazione sociale in cui ci troviamo dopo l’attacco alle “torri gemelle”. Da sei mesi, per una crisi interna, sono stati sospesi gli stipendi ai dipendenti dell’ente, con corollario di proteste, scioperi della fame, e un progressivo aggravarsi delle condizioni nelle famiglie coinvolte nelle due regioni. Eppure, essendo le dighe e gli invasi di acqua (quella del Senise è tra le più grandi d’Europa) “obiettivi sensibili”, gli stessi dipendenti senza paga sono comandati al lavoro, pena una denuncia penale. Nella riunione dell’altro giorno dell'”Istituto Pastorale Lucano”, presieduto dall’arcivescovo di Potenza, mons. Agostino Superbo, è stata espressa “piena solidarietà per le persone e le famiglie penalizzate da questa situazione di oggettiva e palese ingiustizia”. Mons. Superbo, illustrando la situazione dell’ente, l’ha definita “pesante e drammatica”. Le strutture pastorali delle diocesi di Potenza, Matera, Melfi, Acerenza, Tricarico e Tursi intendono intensificare l’impegno sul fronte sociale. “Si tratta – si è detto – di tradurre le indicazioni del magistero in campo sociale con maggiore efficacia nella nostra realtà regionale. Consideriamo particolarmente importante sensibilizzare le autorità e l’intera popolazione sulla questione dell’occupazione, in particolare giovanile, considerando anche i fondi stanziati e non utilizzati. Per far questo verranno mobilitate tutte le energie presenti nelle diocesi e parrocchie”.