“Una forma di globalizzazione che ignori l’intrinseca dignità della donna, e soprattutto lo speciale contributo che esse danno alla famiglia e alla società”, rischia di ridurre le donne “ad un oggetto di pura cura economica”. Lo ha detto Joan McGrath-Triulzi, rappresentante della delegazione della Santa Sede, nel corso di una recente Assemblea generale dell’Onu sul tema “Donne 2000: uguaglianza di genere, sviluppo e pace per il ventunesimo secolo”. Per “facilitare il loro contributo all’architettura di un mondo migliore”, si legge nell’intervento diffuso oggi dalla sala stampa vaticana, “i diritti e le fondamentali libertà delle donne e delle ragazze devono essere protetti”, in modo che esse possano “beneficiare della globalizzazione”, fenomeno tipico di questo secolo, e che “continuerà a caratterizzare le interazioni economiche internazionali negli anni a venire”. Se vuole raccogliere la “sfida” a “servire la persona umana e promuovere un autentico sviluppo”, l’0nu, per la Santa Sede, è chiamata ad “incoraggiare le strutture culturali e sociali” che permettano anche alle donne di “ottenere la migliore posizione per raccogliere i benefici della globalizzazione ed evitarne gli effetti negativi”. “Rispetto del diritto a scegliere liberamente il matrimonio e a formarsi una famiglia, a cercare un impiego e un giusto salario e ad essere protette dagli abusi e dalle violenze”: sono questi, ha detto la relatrice, i “prerequisiti” per “un contributo femminile allo sviluppo economico”, che vanno accompagnati da “investimenti nei servizi sociali di base”. ” “” “