"Un’occasione per "fare in profondità il nostro esame di coscienza e convertirci". Così mons. Nestor Ngoy Katahwa, vescovo di Kolwezi, in Congo, ha definito oggi il Sinodo dei vescovi che si sta svolgendo in Vaticano (fino al 27 ottobre). Come "principi della Chiesa", ha rilevato il prelato africano, i vescovi sono "portati a coltivare la ricerca degli onori e dei privilegi umani" e rischiano di "ridurre il loro ministero di santificazione a pratiche rituali senz’anima, superficiali e sbrigative". "Favoritismo e discriminazione sociale": questi, per Katahwa, altri peccati in cui rischiano di incorrere i pastori della Chiesa, che "si trovano più a loro agio con coloro che hanno potere e con i ricchi, piuttosto che con i poveri e gli oppressi”. Di qui, allora, la necessità di dire "no" alla "tentazione di comportarsi come dittatori", in quanto detentori nella Chiesa del "potere legislativo, esecutivo e giudiziario". A chiedere un "esame di coscienza", ma in un altro campo, quello delle comunicazioni, è stato mons. John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, secondo il quale "non è sufficiente garantire l’ortodossia di un messaggio, se nessuno lo ascolta. E’ importante che il messaggio sia corretto, ma è anche importante che non venga ignorato".