“L’umanità – ha proseguito Martini – , dopo questa grande prova, può cadere in uno scetticismo sempre maggiore, chiudendosi nell’egoismo dei propri interessi, oppure può capire che è il momento di aprirsi agli altri per promuovere una cultura di pace e fraternità”. Precisando ulteriormente la posizione dei vescovi sulla guerra in atto, Martini ha ribadito che “la condanna del terrorismo è unanime, insieme alla compassione e sofferenza per le vittime”, ma altrettanto forte è l’intenzione a “guardare alle grandi ingiustizie internazionali, ai popoli che vivono nella fame e nella povertà, e porre attenzione perché nello spegnere i focolai del terrorismo non si aprano altre catene di violenze”. Altro tema ricorrente nelle domande dei giornalisti, quello della collegialità. I vescovi, ha riferito Martini, hanno parlato di “collegialità effettiva” e “collegialità affettiva”, ma hanno puntato soprattutto sulla comunione “tra di loro, con il Papa, con la propria diocesi”. Il “tasso di comunione e di serenità di rapporti” tra i vescovi, ha sottolineato comunque Martini, è tale che a suo parere “non rende imminente una drastica riflessione su questi temi”, anche se quella sulla collegialità “è una riflessione da far maturare a tutti i livelli possibili”, soprattutto attraverso “un’analisi più approfondita delle procedure e dei rapporti tra ministero petrino, comunione all’interno della Chiesa e comunione ecumenica”.