Interpellato su come si fosse discusso nel Sinodo sulle vicende attuali della guerra, il cardinale ha rilevato che i vescovi, di fronte alle attuali contingenze internazionali, “sentono la grave responsabilità del loro ruolo di guide delle comunità cristiane, oltre che nei confronti della intera società, e intendono affrontare le sfide di questo particolare momento storico”. Al riguardo ha anche ribadito che “il compito della Chiesa rimane quello di denunciare le radici della violenza, da quelle personali a quelle più ampie, annunciando la conversione e il cambiamento di vita, a partire dalla coscienza del singolo”. A proposito del calo delle vocazioni, ha sottolineato che durante il Sinodo in numerosi interventi si è detto che “occorre promuovere le vocazioni, avendo fiducia nei giovani e nella grazia divina che le suscita secondo i bisogni. Compito del vescovo è di leggere questi eventi alla luce della speranza ultramondana, guardando avanti al futuro della Chiesa e del mondo”. Martini è stato interpellato anche a proposito del debito estero e delle iniziative della Cei per l’aiuto ai paesi africani della Guinea Bissau e dello Zambia. Rilevato che il governo italiano si è assunto un impegno di abbattimento del debito, il porporato ha rimarcato il valore dell’iniziativa ecclesiale, sottolineando che la cifra raccolta può essere utilizzata per aiuti umanitari. “Molti governi – ha aggiunto – si sono detti disponibili a questo genere di interventi e ora devono passare all’azione”.