“Non è corretto parlare di ‘invasione islamica’”, ribadisce anche quest’anno il Dossier immigrazione 2001, elencando le cifre: i cristiani sono il 48% (814.000, ogni 10 cristiani vi sono 5 cattolici, 3 ortodossi e 2 protestanti), i musulmani il 37% (621.000), i seguaci di religioni orientali il 7% (115.000). Il Dossier invita ad incoraggiare il dialogo con l’Islam citando un’analisi del Centro ambrosiano di documentazione religiosa secondo la quale “i testi dell’Islam, interpretati da musulmani europei e non da teologi rimasti in Paesi monolitici”, non escludono una “evoluzione” basata sulle condizioni di vita dei Paesi occidentali. In Europa, infatti, su una popolazione totale di 378 milioni di persone vi sono 5 immigrati ogni 100 residenti, mentre Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia superano il milione di stranieri residenti. In Italia vi è un immigrato ogni 35 persone, in Francia uno ogni 15, in Germania, Austria e Belgio uno ogni 10. Dopo un periodo di disattenzione ora l’Unione europea ha dato l’avvio ad una politica di integrazione, partenariato con i Paesi d’origine, gestione dei flussi. In Italia, invece, trovare casa e lavoro sono i problemi più gravi da superare nel faticoso processo di integrazione.I posti letto per la prima accoglienza sono 20.000 in 980 strutture. Si stima che tra le 40 e le 50.000 persone vivano in abitazioni malsane e sovraffollate. Per quanto riguarda il lavoro nel 2000 sono stati creati 110.575 nuovi posti per i lavoratori stranieri: nel Nord Est è immigrato uno ogni 7 assunti. Gli stranieri sono molto presenti nella collaborazione domestica (la metà degli occupati, con punte del 75% a Roma e Milano). Aumenta l’occupazione degli immigrati nei servizi e nell’edilizia, ed è notevole anche la loro appartenenza ai sindacati (223.000 persone). Eppure gli immigrati coperti da contributi previdenziali sono solo 400.000, segno della diffusa pratica del lavoro nero. Ma se i contributi degli stranieri raggiungono i 3.000 miliardi l’anno, precisa il Dossier, ciò “non giustifica l’enfatizzazione degli immigrati come perno di risanamento della gestione pensionistica”. Sarebbero necessarie “quote in entrata 10 volte superiori”.