Un appello ai “responsabili del mondo politico ed economico” perché “il bene comune delle persone e dei popoli sia il motivo della vostra attività” e per “fare opera di giustizia e di pace nel mondo” viene rivolto da oltre 230 vescovi di tutto il mondo nel “Messaggio del Sinodo dei vescovi al popolo di Dio” reso noto oggi alla vigilia della conclusione dell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, che terminerà domani mattina con una Santa Messa in Piazza San Pietro. “Vi chiediamo – dicono i vescovi ai governanti – di rivolgere la vostra attenzione a quelle zone del mondo che non fanno notizia nei giornali e nelle televisioni, in cui i fratelli in umanità muoiono sia per causa della fame, sia per la mancanza di medicinali”. “Il perdurare di gravi disparità tra i popoli – affermano – minaccia la pace”, perciò viene chiesto di annullare il debito estero e di difendere i diritti umani, “soprattutto quello della libertà religiosa”. “Con rispetto e fiducia – sottolineano – vi preghiamo di ricordare che il potere non ha altro senso che il servizio di quella parte di umanità affidata alla persona che assume questo incarico, senza dimenticare il bene generale”. L’appello ai governanti scaturisce anche da una riflessione, contenuta nel messaggio, sulle cause della violenza: condannando “in maniera assoluta il terrorismo, che nulla può giustificare”, i vescovi non dimenticano i “tanti altri drammi collettivi” presenti nel mondo, causati da “strutture di peccato” che provocano ingiustizie: “l’80% della popolazione mondiale che vive con il 20% delle sue risorse, un miliardo duecento milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno”, oltre ai “disastri” causati dalla “malaria, l’aumento dell’Aids, l’analfabetismo, la mancanza di futuro per tanti bambini e giovani abbandonati su una strada, lo sfruttamento delle donne, la pornografia, l’intolleranza e lo sfruttamento inaccettabile della religione per scopi violenti, il traffico di droga e il commercio di armi”, “il disprezzo della vita dal suo concepimento al suo termine, e la disgregazione della famiglia”. Infine, i vescovi lanciano un appello speciale per Gerusalemme: “Preghiamo per la tua felicità! Possano tutti i figli di Abramo incontrarsi di nuovo presso di te, nel rispetto dei loro rispettivi diritti. Possa tu restare, per tutti i popoli della terra, un simbolo inesauribile di speranza e di pace”.