SINODO DEI VESCOVI: UNA SCUOLA DI COMUNIONE PER DARE SPERANZA NEL MONDO (2)

E’ dunque risuonato anche in questi giorni – ha detto mons. Marcello Semeraro – lo Spirito del Concilio Vaticano II per cui il vescovo si è scoperto sempre più come “ministro di comunione” e “portatore di speranza” nel mondo: “da una parte la fedeltà al Signore – ha spiegato mons. Semeraro – dall’altra l’ascolto dell’uomo con tutte le speranze, i problemi, le ansie e le preoccupazioni che lo caratterizzano”. Mons. Semeraro ha ricordato a questo proposito che il Sinodo è iniziato “sotto l’effetto di eventi tragici”: gli attacchi terroristi negli Stati Uniti e la risposta delle forze americane e britanniche in Afghanistan. Lavorando in questi giorni di Sinodo al fianco del card. Egan, arcivescovo di New York, mons. Semeraro ha testimoniato “la grande sofferenza” vissuta dal cardinale: “Era con il corpo a Roma ma con il cuore e la mente a New York”. Ma al Sinodo erano presenti anche il Patriarca di Gerusalemme e tanti altri pastori (soprattutto quelli dell’Africa e del Pakistan) che vivono nelle loro Chiese particolari situazioni di conflitti e difficoltà. “Proprio nelle lacerazioni dovute alle guerre e alle violenze – ha aggiunto Semeraro – i vescovi possono essere testimoni di una riconciliazione possibile, testimoni della speranza”. “L’Assemblea sinodale – ha aggiunto mons. Olivier De Berranger, vescovo di Saint-Denis (Francia) – è stata attraversata da tutte le sofferenze del mondo di oggi perché l’obbedienza a Dio ci chiede anche di metterci in ascolto del suo popolo. Abbiamo quindi parlato del terrorismo e lo abbiamo condannato in maniera assoluta ma abbiamo anche voluto cercare le radici a tanta violenza”. E “di fronte alle grandi tragedie e angosce del mondo di oggi, il vescovo ripropone la speranza di Cristo morto e risorto, quella speranza che fu dei tanti testimoni e martiri della fede”, come il vescovo Romero, “morto in Salvador tra i suoi” e il trappista Claverie, morto in Algeria “tra indicibili sofferenze”. In nome di questi martiri, i vescovi chiedono oggi che “la speranza non venga banalizzata”. “E’ una speranza – assicura mons. De Berranger – che non vi lascerà mai”.