“Ri-conoscere la vita”, spiegano i vescovi nel messaggio, “significa accettare di condividere con gli altri il privilegio della creazione, instaurando con tutti rapporti costruttivi e solidi di comunione cristiana; riassaporare il coraggio di accompagnare una nuova persona che nasce con la consapevolezza di essere di fronte ad una vita diversa dalla nostra, da accettare e rispettare per la sua autentica irripetibilità; impegnarsi a promuovere e sostenere una cultura che accordi ad ogni vita la giusta tutela giuridica e il necessario appoggio per potersi sviluppare nella quotidiana lotta dei giorni”. “Ri-conoscere la vita”, si legge ancora nel testo, vuol dire “schierarsi a favore di chi non ha mani e non ha voce per permettere a tutti una dignitosa esistenza; rispettare la diversità, perché ognuno concretizzi le proprie aspirazioni; appoggiare la testa sulla spalla di chi la vita l’ha già vissuta e si trova alla fine del proprio cammino; fare memoria della vita passata perché la vita futura sia più ricca e più gioiosa”. Il messaggio della Cei si conclude con un appello alla “riconoscenza” per “la vita nel suo valore, nel suo mistero, nel suo quotidiano svolgersi, nel suo scorrere da una generazione all’altra”. Una riconoscenza, sottolineano i vescovi, da manifestare in primo luogo a “Dio sorgente della vita”, ma anche “alle famiglie che ne sono come la culla, agli uomini tutti che la promuovono e la sostengono attraverso un’interminabile rete di solidarietà”. ” “” “