“Non è uno scontro tra religioni, ma un disegno per far precipitare ogni tentativo di dialogo nel caos”. La strage compiuta il 28 ottobre in Pakistan, dove terroristi islamici hanno ucciso 18 persone nella chiesa cattolica di San Domenico, a Bahawalpur, per mons. Vittorio Ianari, esperto della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, “segnerà, certo, il dialogo interreligioso ma potrebbe avere anche risvolti positivi. Fatti come questi, infatti, non fanno altro che rendere più urgente il dialogo interreligioso e la reciproca conoscenza”.
“Episodi come questo – dichiara al Sir, mons. Ianari – nascono dalla situazione interna al Pakistan dove esiste una crescente mobilitazione di stampo islamista e fondamentalista nata soprattutto dopo l’inizio della guerra in Afghanistan. La comunità cristiana in Pakistan è stata spesso oggetto di alcune pressioni, che continuano tuttora, considerate espressione di estremisti che non rappresentano il pensiero profondo e la convinzione di tutto il popolo pakhistano. Lo stesso accade in altri Paesi. E’ una chiave di lettura fornita dagli stessi Pastori delle comunità cristiane in queste aree del mondo che è opportuno tenere presente. Specialmente prima di parlare inavvertitamente di guerre religione”.
“Nel cammino dell’umanità sono state tese molte trappole – aggiunge l’esperto -. Una di queste è rispondere a fatti criminali con una violenza spropositata, l’altra è quella di credere alle divisioni tra religioni animate da uno spirito di vendetta, di violenza. Chi crede di rivendicare la propria posizione religiosa con strumenti violenti mostra di non comprendere affatto la situazione. La giusta risposta alle provocazioni come questa viene dal riaffermare l’importanza, la decisività e la profezia del dialogo tra le religioni. E la solidarietà avuta in queste ore da esponenti delle altre fedi lo testimonia”.
“E’ il dialogo la soluzione ai conflitti e alle dispute – conclude mons. Ianari -. Deve diventare esso stesso provocazione ed incitare non alla violenza ma alla comprensione vera, con gli occhi della fede, qualunque essa sia, e alla reciproca apertura”.