Suggerimenti pratici per attuare una maggiore collegialità e democrazia nella Chiesa sono stati espressi ieri da alcuni padri sinodali intervenuti alla quarta congregazione generale del Sinodo dei vescovi: mons. Amédée Grab, vescovo di Chur (Svizzera) e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, si è posto alcuni interrogativi sul “metodo e il procedimento attuale del Sinodo”, rilevando “la mancanza di tempo sufficiente per elaborare in modo sinodale, unitario” gli elementi emersi durante i lavori e il “rischio di personalizzare troppo i lavori sinodali” da parte dei relatori e delle commissioni incaricate di redigere i testi. Mons. Grab ha sottolineato anche l’esigenza di “rendere sempre più le Conferenze episcopali dei luoghi di realizzazione della comunione, prima che strumenti organizzativi” e di valorizzare il ruolo degli organismi che riuniscono le Conferenze episcopali a livello continentale o regionale. Ad esprimere critiche sulla mancanza di una effettiva collegialità è stato anche mons. Norbert Brunner, vescovo di Sion in Svizzera, che si è chiesto, “con grande preoccupazione, quale valore abbiano, presso la Curia romana, le urgenze pastorali delle singole Chiese locali”. A questo proposito ha suggerito di creare delle “strutture di sussidiarietà” e di risolvere a livello centrale “solo ciò che è necessario per l’unità della Chiesa”. Una osservazione sui trasferimenti dei vescovi da una sede all’altra è stata fatta da mons. Stephen Joseph Reichert, vescovo di Mendi e presidente della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea, che ha chiesto di tener conto “delle qualità umane e spirituali grazie alle quali il vescovo può adempiere al compito di instaurare un rapporto di autentica comunione all’interno del suo presbiterio”. “Sarebbe molto importante – ha inoltre suggerito – chiedere l’opinione del maggior numero possibile di sacerdoti della diocesi nel processo di consultazione per la scelta del vescovo”. Un’invito a fare “un esame di coscienza” sulla collegialità è stato rivolto anche da mons. Luis Morales Reyes, arcivescovo di San Luis Potosì e presidente della Conferenza episcopale messicana, che ha ricordato quanto “la funzione di Pastore” non sia “soltanto di Pietro ma anche degli altri Apostoli”.