Serie preoccupazioni sull’effettiva applicazione della Convenzione in materia di adozione internazionale espresse l’anno scorso dalla Commissione speciale della Conferenza de L’Aja di diritto internazionale privato, l’Aibi (Associazione internazionale amici dei bambini) a distanza di un anno dalla pubblicazione dell’albo degli enti autorizzati ad accompagnare le coppie adottive, afferma la necessità di una verifica del loro operato: un controllo “per garantirne l’effettiva aderenza ai principi fondamentali posti a tutela dei minori”. Troppi, secondo la Commissione speciale, gli enti autorizzati, e “l’Italia è la prima delle accusate con i suoi 56, davvero tanti se paragonati ai 4 dell’Inghilterra”. Anche l’Autorità centrale italiana ha constatato che il sistema attuale “è ancora lontano dal dettato della legge 476/98, che aveva così felicemente ratificato la Convenzione de L’Aja”, e nelle linee guida in fase di elaborazione, informa ancora l’Aibi, “la Commissione italiana ha proposto per la prima volta di fissare un tetto massimo per le spese della procedura adottiva, non superiore ai 10 milioni di lire, richiamando tutti gli enti autorizzati a non speculare sulle spalle di bambini”. E’ soprattutto nei Paesi d’origine dei minori che, afferma l’Aibi, occorre intervenire sostenendo le autorità straniere, anche sotto l’aspetto finanziario, nella formazione psico-sociale del personale e dei giudici minorili per accelerare le procedure di adottabilità ed evitare che troppi bambini rimangano ancora in attesa negli istituti.