NOTA SIR SU RIMOZIONE DEL CROCIFISSO IN UNA SCUOLA DI LA SPEZIA

Pubblichiamo il testo integrale di una nota Sir sulla rimozione del crocifisso da un’aula scolastica a La Spezia – La notizia viene da La Spezia: nel primo giorno di scuola per un nuovo studente musulmano, la professoressa di italiano ha staccato dalla parete il crocifisso. Una scelta fatta, come avrebbe spiegato la stessa insegnante, per non turbare il ragazzino, appena arrivato in una prima. L’insegnante avrebbe spiegato alla classe il suo gesto, giustificandolo con la tolleranza che “deve essere – ha detto – un valore-guida nella società multietnica”.” “Inevitabili le polemiche innescate dal gesto dell’insegnante. Proteste soprattutto da parte di alcuni genitori: “la tolleranza – han fatto presente – non deve portare alla rinuncia dell’identità cristiana”.” “In effetti, la vicenda lascia perlomeno perplessi. E vengono alla mente altri casi di crocifissi spostati per un malinteso senso della tolleranza e del dialogo. Così come viene in mente quel pronunciamento del Consiglio di Stato (n. 63/1988) per cui il crocifisso sta bene dove sta, nelle aule scolastiche, perché, “a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa”.” “Nella scuola, inoltre, l’idea di rimuovere un crocifisso che può “turbare” appare del tutto fuori luogo. Proprio la scuola è abilitata ad inculturare, a favorire il confronto con valori e tradizioni, il dialogo tra posizioni diverse. E chi proviene da ambienti culturali e religiosi differenti da quello tradizionale italiano ha a maggior ragione la necessità di potersi orientare, di comprendere quanto lo circonda. Naturalmente nel clima, caratteristico della scuola, di ricerca e rispetto, di confronto e di studio, di libertà.” “Non c’è intolleranza in un crocifisso appeso al muro. Né sembra un segno di particolare sensibilità verso le diversità l’averlo rimosso. Anzi. Forse era meglio parlarne.” “