Nel suo intervento nel corso della ottava congregazione generale del Sinodo dei vescovi, che si è svolta questa mattina, il card. Mario Francesco Pompedda, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, si è soffermato, tra l’altro, a riflettere sull’organizzazione della curia romana. Il cardinale ha invitato a “riconsiderare alcuni uffici e strutture della curia romana” salvaguardandone sempre la “unità di governo”. Inoltre ha proposto di riconsiderare gli “ambiti di competenze della curia in ordine a nuove competenze ecclesiali”. Da studiare anche la possibilità di “inserire alcuni vescovi residenziali negli uffici della curia” e, ha aggiunto il cardinale, promuovere sempre più gli incontri tra i capi dicastero.” “Nel suo intervento Pompedda ha inoltre messo in guardia sulla “inopportunità dell’identificazione, a volte addirittura strutturata e pubblicizzata, di alcuni vescovi con l’uno o l’altro dei nuovi movimenti. Non si intende negare – ha osservato il cardinale – che un vescovo possa provenire da un’esperienza di partecipazione interna ad un movimento. Si tratta piuttosto dell’impatto negativo che oggettivamente porta in sé per il ministero del vescovo, per la Chiesa particolare e, a ben vedere, per lo stesso movimento, la confusione o l’equivoco fra il ministero di unità del vescovo e l’esperienza sua personale carismatica”.” “