La salvaguardia della dignità umana e della libertà religiosa unitamente alla “costruzione di ponti tra le religioni accanto all’uomo malato” per un comune linguaggio di speranza e di pace è l’obiettivo del convegno su “Salute, malattia e morte nel dialogo interreligioso” che si è aperto oggi a Collevalenza (Perugia), presso il Santuario dell’Amore misericordioso (fino al 12). Promosso dall’Aipas (Associazione nazionale di pastorale sanitaria), l’incontro intende costituire, spiegano gli organizzatori, “un’occasione di conoscenza e confronto sia sulle diverse prospettive filosofiche e teologiche su salute, malattia e morte, sia sulle risorse e i rituali cui le diverse tradizioni religiose attingono nel tempo della sofferenza” nell’odierna società multietnica in cui “nella stessa stanza di ospedale si possono trovare il cattolico e il musulmano, l’indiano e il peruviano, il credente e il non credente”. Proprio dalla diversità di storie e culture, di percorsi religiosi e spirituali, nasce l’esigenza che l’ospedale “luogo in cui l’uomo vive il mistero della propria fragilità e – talvolta – mortalità” divenga un’occasione “privilegiata di incontro e dialogo tra religioni”. Un ambito che chiama l’operatore sanitario pastorale “non a convertire o cambiare l’interlocutore, ma ad accoglierlo e a favorirne il percorso di crescita, valorizzandone le risorse umane, spirituali e religiose”. Al convegno, che sarà concluso dall’arcivescovo di Perugia e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, mons. Giuseppe Chiaretti, interverranno, tra gli altri, il segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari, mons. José Luis Redrado, il presidente dell’omologo Ufficio nazionale Cei mons. Sergio Pintor, il teologo e bioeticista Salvino Leone, numerosi medici e rappresentanti delle diverse confessioni religiose presenti in Italia.