C’è sempre una "fatale collisione tra la fede e la mentalità mondana", ma il cristianesimo non può mai "tacere per amore del dialogo e delle buone relazioni con tutti". Lo ha detto il card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, celebrando nei giorni scorsi una Messa in occasione del primo anniversario della canonizzazione di Elia Facchini, Francesco Fogolla e Gregorio Grassi, che furono martirizzati in Cina nel 1900 e sono stati proclamati santi dal Papa il 1° ottobre del 2000. Ripercorrendo la vicenda dei tre martiri, Biffi ha sottolineato che, anche se "hanno sperimentato sulla loro pelle la fatale collisione che c’è sempre tra la fede e la mentalità mondana, non si sono rifugiati nel pacifico e vantaggioso espediente di mettere in evidenza ciò che attenuava la diversità e li rendeva accetti alla cultura dominante", ma al contrario "hanno capito che nelle questioni essenziali bisogna guardare soltanto a ciò che è vero, giusto e salvifico, anche se ci divide e ci isola". Anche oggi, ha aggiunto il cardinale, "noi non possiamo mai tacere per amore del dialogo e delle buone relazioni con tutti il nome di Cristo". Nella "corretta e inalienabile gerarchia" dei valori cristiani, ha ricordato infatti Biffi, "al primo posto c’è sempre la verità": non la verità "astratta", non le verità "personali" che "siamo tentati di difendere caparbiamente anche a costo di compromettere relazioni fraterne e collaborazioni preziose", ma la verità di Cristo, che "sola può farci liberi e può fondare in modo non equivoco la civiltà dell’amore". Il cristianesimo, ha concluso Biffi, non può dirsi "autentico" se ignora la croce: "Una religione che cercasse di incantarci con una morale nuova e più facile", che "disconoscesse il valore del sacrificio o della rinuncia" o che "parlasse solo di diritti e non di doveri" sarebbe "una grande menzogna" in grado di condurre "a esiti disumani e disperati". ” “” “