All’indomani della liberazione di Kabul da parte delle truppe dell’Alleanza del Nord, un invito a fare attenzione perché, “anche da parte dei liberatori”, vengano garantiti i diritti delle donne, “visto che i mujahiddin sono integralisti quanto i talebani” è venuto dalle organizzazioni umanitarie impegnate in Afghanistan. Aidos, Amnesty international, Croce rossa italiana, Donne in nero, Emergency, Medici senza frontiere, Unhcr, Unicef, hanno oggi partecipato al convegno “Donne afghane: il diritto di vivere”, organizzato a Roma dalla Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna. Luca Lo Presti, di Amnesty international, di ritorno dai campi profughi in Pakistan, ha chiesto l’apertura delle frontiere dei Paesi limitrofi per accogliere i rifugiati, ricordando che le poche donne afghane impegnate nella lotta per i diritti (nelle organizzazioni Rawa e Hawca) considerano come “black day” – ossia come l’inizio delle discriminazioni nei loro confronti – il 28 aprile ’92, giorno in cui i mujahiddin dell’Alleanza conquistarono per la prima volta Kabul. Anche Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, ha confermato che “i liberatori non sono tanto liberali nei confronti delle donne”. “La situazione interna è totalmente allo sbando – ha raccontato Boldrini -, e i più penalizzati sono le donne e i bambini. L’Afghanistan è un Paese in trappola perché le frontiere sono chiuse e riesce a fuggire solo chi ha 30 o 50 dollari da pagare. La fascia più debole, cioè milioni di persone, sono nel caos totale”. Daniela Colombo, presidente dell’Aidos (Associazione italiana donne sviluppo) ha chiesto al governo italiano di finanziare, attraverso il Fondo delle Nazioni Unite per le donne, una conferenza con donne e uomini afghani e osservatori internazionali per elaborare insieme una strategia di promozione della donna in tutti i settori, a partire dall’istruzione. Una richiesta di fondi è venuta anche dal presidente dell’Unicef Giovanni Micali: “Finora abbiamo raccolto solo il 60% dei 36 miliardi necessari per aiutare i bimbi afghani”.