SIR EUROPA: LA TESTIMONIANZA DI UN COLLEGA DI PIERRE BILLAUD, UNO DEI GIORNALISTI UCCISI IN AFGHANISTAN

“Eravamo tutti colpiti dalla sua ‘volontà feroce’ di testimonianza, dalla sua ‘sete di partire’. Pierre era a New York per gli attentati al World Trade Centre. Appena tornato a Parigi volle subito andare in Afganistan. Aveva un’energia rara. Era impressionante, quasi ci metteva in crisi”, così Rémi Sulmont, giornalista di Rtl a Parigi ricorda il collega e amico Pierre Billaud ucciso in un’imboscata in Afhanistan domenica scorsa, 11 novembre, insieme a Johanne Sutton di Radio France Internationale e Volker Handloik di Stern.” “”Pierre – racconta a Sir Europa, il collega di Rtl – era in Afghanistan da tre settimane, raccoglieva comunicati che provenivano da tutte le parti. Spesso contrastanti, contraddetti solo ventiquattr’ore dopo. Era frustrante, poiché si poteva solo essere interpreti di una guerra invisibile. Domenica scorsa, per la prima volta, Pierre ha avuto l’opportunità di andare a verificare di persona. Ed é salito su quel camion. E’ il suo mestiere che l’ha ucciso, non la sua passione. Erano tre settimane che aspettava, finalmente ha avuto l’opportunità di avere accesso ad una città precedentemente in mano ai talebani. Salire sul carro è stato normale”. ” “Sulmont, che aveva preceduto in Afghanistan il collega ucciso, spiega che “il conflitto è stato finora diverso da tutti i precedenti. La stampa è presente in forze ma non ci sono le notizie. Perché non arrivano, o perché sono troppo contrastanti per permettere di discernere la realtà. E allora si cerca di raccontare la guerra come si può. Il conflitto ha fronti in continuo movimento, non sono più quelli definiti delle guerre ‘tradizionali’. Le forze a terra si spostano in continuazione, lasciando poco spazio all’orientamento. Poi girano molti soldi, vi sono veri e propri mercati dove si scambiano informazioni”. Così, aggiunge il redattore di Rtl, “quando per tante settimane non succede nulla, o meglio si è nell’impossibilità di raccontare alcunché di preciso e di informativo, sorge la tentazione di pagare la gente per inscenare scontri a fuoco e battaglie. Capita anche questo, purtroppo”.” “