“Non in nome della nostra libertà fate dei nostri corpi una merce. Non in nome delle nostre tradizioni segregate le donne. Non in nome della nostra sicurezza andate a bombardare povera gente. Non in nome della nostra religione andate a uccidere innocenti”. Con questo appello si è conclusa questa mattina la prima parte del VII Incontro cristiano-musulmano promosso dalle Acli e dedicato quest’anno alla questione femminile nelle tre grandi religioni monoteiste, partendo da due versetti della Bibbia e del Corano: “Maschio e femmina li creò (Gen 1,27)” e “Egli è Colui che vi ha creati da un solo essere” (Cor VII, 189). A leggere l’invocazione alla pace sono state due donne: Annalisa Frisina, cristiana e studentessa universitaria, e Sumaya Al Barq, del Forum delle organizzazioni giovanili musulmane in Europa, 23 anni, studentessa a Milano e figlia dell’imam di Perugia. “Non in nome nostro – hanno detto – create confini. Non in nome nostro insanguinate frontiere. Non in nome nostro indossate divise. Non in nome nostro abbracciate le armi. Non in nome nostro perpetrate esclusioni e violenze. Salam Aleikom. La pace sia con voi”. ” ” “Dopo l’11 settembre, con gli attentati sul territorio americano e dopo il 7 ottobre, con l’inizio della guerra e tutti i condizionamenti e messaggi che queste cose orribili si portano dietro – ha detto Francesca Maletti, presidente provinciale delle Acli di Modena – richiedono un’accelerazione e un salto di qualità al dialogo. E’ un’occasione importante perché il tema cristiano-islamico diventi una questione politica centrale nel dibattito e nelle scelte di fondo. Gli incontri di Modena si candidano ad essere un punto di riferimento e un luogo di dibattito nazionale, come laboratorio di dialogo e di integrazione”. “Approfondire il tema della differenza uomo-donna – ha spiegato invece Natalino Stringhini, vice presidente nazionale delle Acli – vuol dire sviluppare una cultura capace di affrontare la diversità per promuovere la dignità e la vita di ciascuna persona. La conoscenza reciproca è certamente il primo passo per iniziare a rispettare colui che incontriamo sulla nostra strada e promuovere un dialogo aperto alla speranza di una feconda amicizia. Siamo di fronte ad una vera e propria sfida culturale che ha attraversato i secoli passati e che oggi ha acquistato maggiore evidenza. La modernità ripropone in forme nuove e antiche radicali questioni. Solo la diversità permette la relazione umana e alimenta la vera convivenza delle differenze in modo da arricchire l’umanità di ciascuno”. ” “” “