“Non è l’Islam che decreta la discriminazione, ma piuttosto delle abitudini arcaiche che non hanno niente a che fare con l’islam, o una strumentalizzazione politica dell’islam spesso a fini negativi”. Lo ha detto Nebras Breigheche, della comunità islamica del Trentino Alto Adige che aderisce all’Ucoii, parlando questa mattina a Modena della visibilità e della cittadinanza del femminile nell’Islam, al VII Incontro cristiano-musulmano promosso dalle Acli. “Le donne – ha aggiunto la musulmana – hanno le stesse opportunità e gli stessi incentivi che hanno gli uomini in ogni sfera della vita religiosa”. Per quanto riguarda l’istruzione, “bisogna fare la differenza fra quello che dicono i testi (il Corano e la Sunna) e quel che accade nella realtà in alcuni paesi musulmani dove la percentuale di alfabetizzazione delle donne è molto inferiore a quella degli uomini”. “L’ignoranza delle donne – ha detto la musulmana – così come diffusa e mantenuta oggi in alcuni paesi, è uno dei più grandi tradimenti del messaggio dell’islam. E’ questo forse il campo in cui la discriminazione delle donne è più forte. Molte donne si battono oggi per i loro diritti con questa particolarità, ancora poco compresa in Occidente, che consiste nel dire: è in nome dell’Islam e dei diritti che ci dà e in nome della nostra identità di musulmane che noi lottiamo contro le discriminazioni delle quali siamo oggetto nelle nostre società”. “L’ignoranza del significato religioso della vita – ha concluso la musulmana – è alla base di tutti quei comportamenti di oppressione e di sfruttamento, di emarginazione e di subalternizzazione della donna che sono tipici delle società governate dal più forte che, dovunque essi si verificano, danno la misura dell’inosservanza della legge di Dio da parte di chi li attua. Coloro che opprimono la donna sono dei deboli, che hanno bisogno di opprimere per dimostrare a loro stessi una loro inesistente superiorità”.