GIOVANNI PAOLO II: “NON C’È UNA FATALITÀ CHE CI OPPRIME”

“Nei giorni che si accumulano ai giorni non c’è una fatalità che ci opprime, ma un disegno che si va dipanando, e che i nostri occhi devono imparare a leggere come in filigrana”. Lo ha detto stamani Giovanni Paolo, II rivolgendosi ai gruppi di fedeli e pellegrini convenuti dall’Italia e da ogni parte del mondo per l’udienza generale del mercoledì in Vaticano. Commentando l’Inno di vittoria per il passaggio del Mar Rosso, “un momento chiave della storia della salvezza”, quando “Israele fu salvato da Dio in una situazione umanamente disperata” con l’apertura delle acque del Mar Rosso, il Papa ha rilevato l’importanza di “porre la nostra giornata nel grande orizzonte della storia della salvezza” perché “è questo il modo cristiano di percepire lo scorrere del tempo”. Un inno di vittoria che “prefigura la grande liberazione che Cristo realizzerà con la sua morte e resurrezione” ha osservato ancora Giovanni Paolo II, attraverso il quale “i fedeli possono vivere la gioia di sentirsi Chiesa pellegrinante nel tempo verso la Gerusalemme celeste”. Un inno che “non esprime il trionfo dell’uomo, ma il trionfo di Dio” e “non è un canto di guerra, è un canto d’amore”. Continuare anche oggi a contemplare “con stupore sempre nuovo quanto Dio ha disposto per il suo popolo”, ha concluso il Papa, significa camminare “per le strade del mondo, non prive di insidie, rischi e sofferenze, con la certezza di essere avvolti dallo sguardo misericordioso di Dio: nulla può resistere alla potenza del suo amore”.