“Il Vangelo deve essere udito in Oceania da tutti, credenti o non credenti, nativi e immigrati, ricchi e poveri, giovani e anziani: tutti hanno il diritto di ascoltare il Vangelo”. E’ il compito che Giovanni Paolo II affida oggi alla Chiesa in Oceania. E’ contenuto nella Esortazione apostolica post-sinodale “Ecclesia in Oceania”, promulgata questa mattina in Vaticano con una cerimonia alla quale hanno partecipato circa 17 cardinali, 25 vescovi, una trentina di sacerdoti e suore. Era il 1998 quando con una messa in piazza San Pietro, animata anche da un gruppo di danzatori maori, si apriva il 22 novembre l’Assemblea speciale per l’Oceania per chiudersi il 13 dicembre di quello stesso anno. “Avrei desiderato – ha detto oggi Giovanni Paolo II – visitare l’Oceania un’altra volta, per presentare i frutti del lavoro sinodale”. “Ma – ha aggiunto – non è stato possibile”. Nell’Esortazione, il papa ricorda che l’Oceania comprende una immensa vastità di terre e di acque e una grande varietà di popoli e di lingue (700 soltanto in Papua Nuova Guinea). Alla Chiesa di questa vasta terra, il papa chiede di promuovere “una nuova evangelizzazione, così che ognuno possa udire, comprendere e credere nella misericordia di Dio destinata, in Cristo Gesù, a tutti i popoli”. L’annuncio della fede in Oceania incontra diverse sfide e deve coniugarsi soprattutto con la lotta per dei diritti dei popoli indigeni e il rispetto della natura. Due temi che Giovanni Paolo II affronta nell’Esortazione. “La Chiesa – assicura il papa – sosterrà la causa di tutti i popoli indigeni che cercano un riconoscimento giusto ed equo della propria identità e dei propri diritti”. Il papa propone anche l’istituzione di “Commissioni di verità” per risolvere ingiustizie storiche e promuovere la riconciliazione. Ed esprime “profondo rincrescimento e chiede perdono là dove i suoi figli sono stati o sono tuttora complici di questi errori”. Riguardo infine alla questione dell’ambiente, Giovanni Paolo II esprime preoccupazione per i danni provocati dallo sfruttamento umano: “Le risorse naturali dell’Oceania devono essere protette contro politiche dannose di alcune nazioni industrializzate e di società multinazionali sempre più potenti, che possono portare alla deforestazione, alla spoliazione della terra, all’inquinamento dei fiumi mediante attività minerarie, la pesca oltre misura di specie redditizie, o la contaminazione dei fondali marini con scorie industriali o nucleari”.