CARCERE: DAI CAPPELLANI "UN PIANO PASTORALE ORGANICO PER I DETENUTI STRANIERI"

"Conoscere la realtà dei detenuti stranieri per realizzare un lavoro pastorale più organico tra tutti i cappellani". È questo l’obiettivo dell’annuale Consiglio pastorale nazionale dei cappellani delle carceri italiane, che quest’anno si terrà a Roma dal 27 al 29 novembre ed avrà per tema "’Chiamati a farsi prossimi agli uomini e alle donne che vivono situazioni di frontiere’…: gli stranieri in carcere". "Il tema – spiega al Sir mons. Giorgio Caniato, Ispettore generale dei Cappellani – è stato ricavato dal paragrafo 62 degli Orientamenti Cei per il primo decennio del 2000 e fa riscontro alle necessità dei 35 sacerdoti, che compongono il Consiglio pastorale nazionale, e dei cappellani di approfondire la conoscenza degli stranieri, data la loro massiccia presenza nelle carceri italiane". Difatti, "negli ultimi anni il numero degli uomini e delle donne straniere in carcere è notevolmente cresciuto. Alla fine del mese di ottobre risultavano detenuti 16.501 stranieri; praticamente il 29% del totale, che era di 56.189". Perciò, "in questi mesi a tutti i cappellani è stato proposto un questionario, per mettere in luce i problemi che maggiormente affliggono i detenuti stranieri. E, tra questi, senz’altro ci sono: la non conoscenza della lingua, l’ignoranza delle leggi, l’indisponibilità degli avvocati a difenderli nei processi, il difficile rapporto tra detenuti stranieri di Paesi diversi, e tra gli stessi e i detenuti italiani". Dalle risposte pervenute, "i delegati regionali – continua mons. Giorgio Caniato – e gli altri membri del Consiglio pastorale, cercheranno di stilare, durante la due giorni di Consiglio, un documento il più possibile indicativo di come i cappellani vedono la presenza degli stranieri e dei problemi, non solo pastorali, che nascono da questa realtà". Tutto ciò, per individuare "le scelte più valide – conclude – sia per la formazione sia per l’azione pastorale ed assistenziale in carcere e per l’eventuale coinvolgimento della comunità ecclesiale".