FUCI: “UNIVERSITY DAY PER CONOSCERE L’UNIVERSITÀ”

“Capire come i vari atenei si sono adeguati alla nuova Riforma, conoscerne le finalità formative e il loro progetto di uomo, di professionista e di cittadino” sono gli obiettivi dell'”University day” organizzato per il prossimo 5 dicembre dalla Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana. L’iniziativa è stata presentata oggi a Roma alla presenza, tra gli altri, di Raffaele Simone, dell’università di Roma Tre.
Simone ha espresso preoccupazione per lo stato di salute dell’università: “La riforma – ha detto – propone alcune innovazioni positive come quella di abbreviare la carriera degli studenti che in Italia è più lunga che in altri Paesi europei e la possibilità per gli Atenei di progettare e offrire nuovi corsi di laurea”. Ma a fronte di alcune luci la riforma mostra anche delle ombre come “la macchinosità del suo meccanismo” reo per Simone “di disorientare lo studente e privarlo di punti di riferimento importanti come il docente, inserito in un modulo di insegnamento” e “l’eccesso di offerta, come master di vario livello, dottorati di ricerca collegati a corsi di laurea, che rischiano di rivelarsi una finzione di offerta”. Per migliorare la riforma Simone ha proposto, innanzitutto di “modificare la ‘governance’ dell’università, lasciando che il Rettore sia nominato non più dai professori ma da un Consiglio di amministrazione”. “Una carica elettiva – ha detto – è sottoposta a pressioni ed inibisce l’attività del rettore”. Da rivedere anche lo stato giuridico degli insegnanti che presenta, a detta di Simone, alcuni difetti quali “l’interminabilità dello stato di servizio che invece dovrebbe essere limitato, la messa in ruolo vitalizia che impedisce il licenziamento e l’incontrollabilità dell’operato del docente. Andrebbe resa possibile una verifica sistematica del suo operato e della sua attività scientifica”. Non meno importante sarebbe, ancora, disattivare “il blocco accademico professionale formato da professori universitari che lavorano anche come professionisti senza tenere conto delle esigenze dell’università”.