“L’atteggiamento più corretto e costruttivo, di fronte ai cambiamenti in corso, non è quello di adeguarsi semplicemente ad essi, ma di cercare di modificarli, orientarli e, in senso profondo, ‘convertirli’, operando con fiducia e realismo all’interno di essi”. E’ la convinzione espressa dal presidente della Cei, card. Camillo Ruini, che ha aperto stamani a Roma i lavori del IV Forum del progetto culturale su “Il futuro dell’uomo. Un progetto di vita buona: corpo, affetti, lavoro” (fino al 1° dicembre). “La questione dell’uomo – ha osservato Ruini – va affrontata non soltanto sul piano teoretico e riflesso, ma anche su quello della vita vissuta” e non può non tenere conto “dei grandi cambiamenti antropologici da tempo in atto”, né dei “mutamenti di quadro intervenuti con gli eventi dell’11 settembre” da cui emerge “l’affacciarsi di altre civiltà che si sentono ‘schiacciate’ dall’Occidente e che vogliono uscire da questo stato di minorità”. Sottosviluppo e povertà sono certamente nodi cruciali, tuttavia, a giudizio del presidente della Cei, la sfida più radicale è quella posta dalla presunta “legittimazione religiosa e ‘identitaria’” cui si richiama il terrorismo fondamentalista, che “ci stimola a prendere coscienza che sarà possibile fare con il mondo islamico un percorso diverso, di rispetto reciproco e di pacifica convivenza” solo “nella misura in cui la nostra civiltà, di matrice in larga misura cristiana, si mostrerà non priva di anima, e sarà da noi stessi percepita, amata e difesa in quanto tale”. Anche “la religione cristiana – ha detto Ruini – ha un costitutivo dinamismo missionario e universalistico che dovrà essere sviluppato per le vie dell’amore e della libertà, della centralità e trascendenza della persona umana, della piena affermazione della libertà religiosa”. E’ urgente, pertanto, “il recupero di questa identità profonda” per rivitalizzare la fede, il “cui indebolimento è uno dei fattori di crisi della nostra civiltà”, restituendole la “capacità di esercitare un ruolo guida nella storia”. “Forse – ha concluso Ruini – la troppo scarsa attenzione ai fattori socio-culturali è una delle ragioni che rendono difficile la formazione di persone che sappiano, nel quadro di un’etica della responsabilità, dare piena espressione al proprio cristianesimo” alla “luce di una sapienza attenta alle molteplici condizioni di una possibile ‘vita buona’ per tutti”.