Cresce il coinvolgimento dei paesi aderenti all’alleanza promossa dagli Stati Uniti nel conflitto in Afghanistan. Da ultimo, tra gli altri, il Giappone, la Turchia ed anche l’Italia.” “L’allargamento della partecipazione è un dato significativo in ordine all’obiettivo dell’intera operazione "libertà duratura": un assetto delle relazioni internazionali e della governance mondiale ispirato ai principi della pace, della giustizia e della cooperazione. Soprattutto tenendo conto del fatto che la situazione attuale di guerra copre una evidente fase di recessione mondiale.” “Solo guardando a questi obiettivi e rimuovendo contestualmente quei focolai di tensione che non a caso proprio in queste settimane si sono riacutizzati, la vasta operazione potrebbe rappresentare quel solido punto di partenza per un complessivo processo di ricostruzione e di sviluppo a livello mondiale, che, oltre alla risposta agli attentati terroristici, legittima di fronte agli occhi delle opinioni pubbliche l’intervento militare. Questo evidentemente deve assolutamente essere circoscritto, proporzionato ed efficace. Per il momento i segnali che filtrano dalla spessa cortina del controllo e della comunicazione militare sono ancora contraddittori.” “Rispetto agli altri paesi impegnati in misura più o meno ampia nel conflitto il caso italiano presenta delle specificità? La questione non è peregrina di fronte alle vicende politico-diplomatiche di questi ultimi giorni. L’Italia soffre dagli anni settanta dell’ottocento della nevrosi di uno stato che oscilla nella posizione (e nell’autopercezione) di "ultima delle grandi" o piuttosto "prima delle piccole" potenze. E’ una sindrome che spiega alcuni riflessi condizionati e che ritorna oggi in un contesto di globalizzazione. Si pone così nuovamente il cruciale tema dell’Europa, delle forme dell’integrazione e della cooperazione, che non possono non tenere conto dell’identità dei diversi stati.” “Per tutti è un momento delicato di responsabilità, di riflessione, di saggezza. La situazione reclama una nuova definizione delle priorità e dei comportamenti, in particolare da parte della classe politica. Impegna ad un altro profilo morale e fa risaltare, per contrasto, qualsiasi comportamento poco lungimirante.” “Proprio la vicenda poltico-diplomatica e militare chiarisce con tutta evidenza, come instancabilmente ha ripetuto il Papa, che "la religione non deve mai essere usata come una ragione di conflitto". Al contrario. Questo, come invita a fare il Papa, è il tempo della preghiera: per un mondo scosso dalle ingiustizie e dalle violenze, per l’uomo, per il futuro.” “” “” “