PETROLCHIMICO DI PORTO MARGHERA: "GENTE VENETA", "I MORTI DOMANDANO GIUSTIZIA"

"Non è ammissibile che nessuno paghi". Così in una nota a firma Fausto Bonini, direttore di "Gente Veneta", che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir, si commenta la sentenza, con cui il 2 novembre si è data assoluzione piena agli imputati dei 157 morti del Petrolchimico di Porto Marghera. "Il Petrolchimico – si legge – non è una realtà astratta. E’ un’azienda dove ci sono degli uomini che decidono e che quindi vanno perseguiti. Ci sono delle colpe evidenti di imprenditori che sapevano e non hanno parlato o che non sapevano cose che avrebbero dovuto sapere. Ci sono colpe della classe politica che ha permesso dei vuoti legislativi che hanno messo i giudici nell’impossibilità di perseguire i colpevoli". Purtroppo, dopo "tre anni e mezzo di processo e 150 udienze, non si è riusciti a trovare i colpevoli". È anche vero che "il giudice non ha potuto fare diversamente. Non ha discrezionalità nel suo ruolo. Deve solo applicare le leggi che, in questo caso, si sono dimostrate carenti e a favore dei più forti. E’ fuori dubbio che la sua è stata una sentenza coraggiosa perché sapeva benissimo quali sarebbero state le reazioni. Ma è fuori dubbio anche che quei morti sono stati ‘ammazzati’ da qualcuno. Non sono morti per pura fatalità". Difatti, "si sapeva che la lavorazione del cloruro di vinile monomero (cvm) e del polivinile di cloruro (pvc), quelli che servono per costruire tutti gli oggetti di plastica che usiamo quotidianamente, era altamente pericolosa. Già negli anni ’70 l’Ispettorato al lavoro aveva fatto obbligo ai lavoratori di Porto Marghera di portare le maschere antigas. Evidente che si conosceva il pericolo". Ora, anche se "Montedison, Enimont e Enichem hanno ammesso indirettamente le loro responsabilità riconoscendo ai familiari delle vittime un’indennità complessiva di 75 miliardi perchè si ritirassero dal processo e 525 miliardi per il disinquinamento della laguna, ci vorranno decine di anni per rimediare" ai danni ambientali. Nonostante ciò, conclude Fausto Bonini, "l’importante è non rassegnarsi", perché "i morti domandano giustizia".” “” “